In memoria di Angelo Stella

Ricordo da parte del nostro ex-presidente Antonio Visentin, in occasione del funerale


Caro Angelo,

sei stato un grande uomo e un sommo letterato, per questo siamo oggi qui in molti, per l’ultimo saluto.

I tuoi studi sul Manzoni hanno accompagnato molti di noi nella rilettura delle sue opere e in particolare dei Promessi Sposi che grazie a te ci sono apparsi più chiari e forse anche diversi.

Ricordo che con il comune amico Roberto abbiamo letto insieme, presso Casa Manzoni, il capitolo XXXIV della Quarantana, quello che descrive la seconda visita di Renzo a Milano, alla ricerca di Lucia. Il suo bussare alla porta della casa di donna Prassede e di don Ferrante identificata nell’antico palazzo degli Omenoni. Casa davanti alla quale passava ogni mattina spesso accompagnato dal borromaico Luigi Rossari.

Senza dimenticare il tuo successo a me piace ricordarti soprattutto per la tua Humanitas e la tua Humilitas. L’humanitas con l’uomo al centro della tua visione del Cristianesimo; l’humilitas come parte dominante del tuo DNA. Ciò che si ha o non si ha, tu l’avevi!

Quell’humilitas che ti ha sempre tenuto vicino al nostro Collegio, collaborando anche con la redazione dei Quaderni Borromaici e spesso integrando le comunicazioni più importanti dell’Associazione degli Alumni.

Non solo, ma hai persino scelto di vivere accanto al Collegio, proprio sotto il suo umile e al contempo glorioso Lato Vicolo.

Talvolta ho pensato che la tua vocazione per Manzoni fosse in qualche modo dipesa anche dal dipinto di Federigo che vedevi sempre quando entravi o uscivi da quel Collegio al quale sei rimasto fedele per tutta la vita così come lo sei stato alla voce del Sommo Alessandro e ad Anna Maria.

Ciao Angelo, Semel et Semper Borromaicus


Ricordo da parte del nostro ex-presidente Giorgio Mariani


Cari Borromaici e care Borromaiche,

ci giunge la dolorosa notizia della morte del Prof. Angelo Stella (matr. 1957).

Professore di Storia della lingua italiana, Accademico della Crusca, presidente del Centro nazionale studi manzoniani Casa del Manzoni e presidente della Fondazione Maria Corti, è stato un letterato di gran fama, scrittore sagace e appassionato, grande amico del Collegio, che ha amato, studiato e declamato sotto la luce del “suo” Manzoni.

Noi, suoi lettori di venti come di settant’anni, non abbiamo ancora finito di ascoltare e di imparare da lui.

Come non ricordare la raccolta delle 464 magnifiche lettere da scritte da Angelini nell’arco di più di sessant’anni, dal 1913 al 1976, edite ne I doni della Vita.

Come non ricordare ciò che scrisse, da ultimo, a proposito del panettone, oggetto a metà strada fra la quotidianità di casa Manzoni (Teresa Borri lo adorava) e il Collegio ai tempi di Federigo: nel Libro dei trattamenti (custodito in Borromeo) se ne legge la prima, storica, ricetta, del 23 dicembre 1599, che Angelo pubblicò con la gioia di chi torna sempre verso la sua casa borromaica (v. Il panettone che è di Milano, edito dal Centro Studi Manzoniani, nel 2022).

Nell’ottobre 2021 gli venne assegnato il Premio Alumni Borromeo, nella cui motivazione, scritta dal più illustre dei suoi discepoli (Borromaico anche lui), si legge la cifra della sua vita: “Nella sapienza della lingua ha insegnato a cercare la storia e le vicende degli uomini, attento ai silenzi più che alle parole, maestro di quella Humilitas che si impara nel lavoro e nella fatica, nell’ascolto delle ragioni e delle scelte degli altri”.

Tenne a battesimo i Quaderni Borromaici, scrivendo, nel primo volume (2014), un ricordo dell’opera del suo compagno d’anno Pietro Pedeferri.

Mi regalò uno dei suoi ultimi libri (Un buono da Ottanta, Guardamagna Editori, 2019), con questa dedica, di un indecifrabile e commovente ottimismo: “A Giorgio, della illustre e amica Casa Mariani [era stato compagno di Collegio di mio padre Fausto], che porta l’Humilitas più in alto degli astri”.

Ci mancherà il bagaglio dei suoi liberi occhi e pensieri, che è stato un nostro privilegio felice.

Finchè dura il giorno, vogliamo tenere alta la testa;
e tutto quello che potremo produrre,
noi non lo lasceremo da fare a quelli che verranno”.

J.W. Goethe